“Purtroppo la privacy ha valore solo per determinate persone o in determinati luoghi. Ogni giorno foto di donne, bambini, cittadini africani vengono abusivamente utilizzate senza il consenso di nessuno …. I contesti sono innumerevoli: TV, chiese, pagine di giornali, siti internet … sono piene di queste immagini. “Abbiamo fame, siamo rifugiati, paga la mia scuola”: sono alcuni slogan che le accompagnano”: così ha espresso in un articolo la sua opinione attorno alla campagna Prosper Nkenfack, presidente dell’Associazione Africasfriends, uno dei partner strategici del progetto “Anche le immagini uccidono”, e ideatore di Afriknow.com, rivista online specializzata che si è dedicata negli ultimi mesi a raccontare la presenza africana durante l’expo di Milano.

Con il suo racconto, Prosper ha posto una delle questioni etiche di questo progetto: la discriminazione nei confronti dei bambini africani (degli africani in generale) da parte dei comunicatori nell’ambito del rispetto del diritto di privacy nella raccolta fondi.

La novità della campagna “Anche le immagini uccidono” sta nel fatto che a “scendere in campo” in prima fila sono i membri della diaspora africana d’Italia, il cui desiderio di affrontare il tema risale a tanti anni.